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Il Portico

Il sostegno negato. Intervista a Marco Espa.
Decine di segnalazioni di comportamenti anomali nell’attribuzione ai bambini con disabilità
“La direzione scolastica regionale elimini i tagli chiedendo l’aumento dell’organico”
Interviene Marco Espa, consigliere regionale Pd, intervistato da Sergio Nuvoli: “Lo Stato sa già che perderà i ricorsi, eppure costringe le famiglie. Occorre chiedere i danni per il danno esistenziale”

Onorevole Espa, ha saputo?
Sì, sta accadendo quello che ogni anno sembra debba succedere come un inevitabile segno del destino.

Che senso ha negare il sostegno alle famiglie e costringerle a presentare ricorsi che regolarmente vincono? E’ il punto più corretto da affrontare. Perché continua a succedere?
E’ il periodo in cui, purtroppo, le famiglie si vedono costrette a fare ricorso, sostenute da associazioni come l’Abc, la prima – nel 2004 – a crederci. Per le famiglie con figli con disabilità la decisione di ricorrere è pesante, molto dolorosa. Il ricorso non è un fatto facile: è una fatica serissima, non è solo una questione di costi, ma anche un problema psicologico. La cosa più anomala è che, da una parte, le istituzioni – Tribunali, consigli regionali, qualche esperienza in Parlamento – producono provvedimenti e norme a tutela delle persone con disabilità e il loro diritto allo studio. Dall’altra i burocrati statali ritengono più conveniente mantenere questo clima di incertezza, convinti che alla fine lo Stato ci guadagni qualcosa.

Può spiegarsi meglio?
La giurisprudenza del Consiglio di Stato e dei Tar dice con chiarezza che il sostegno deve essere assegna to secondo quanto indicato dalle certificazioni prodotte. Invece di farlo, qualcuno continua a costringere le famiglie a presentare ricorso: probabilmente chi detiene i poteri forti della burocrazia ritiene che per uno che fa ricorso, due non lo fanno. In questo modo il 66% delle risorse è risparmiato. E’ una cosa disumana, cinica, politicamente perdente per chi la lascia fare. Spero tra l’altro che si possa sensibilizzare la Corte dei Conti: i Tar e il Consiglio di Stato cominciano a riconoscere il danno esistenziale.

E quindi?
A chi ha perso la causa – lo Stato, il Ministero, la Direzione regionale – dovrebbe essere richiesto il rimborso delle spese sostenute per ciascuna causa a chi materialmente le ha fatte perdere: sommi 2 - 3mila euro per ciascuna causa. Diventa una somma interessante, che – se chiesta come risarcimento dalla magistratura amministrativa potrebbe far cambiare impostazione alla burocrazia e ai suoi responsabili troppo distratti, che pensano che opporsi alle famiglie tanto non costi nulla. Spero che la Corte dei Conti entri presto in campo, perché il danno esistenziale è determinato dal fatto che lo Stato resiste davanti a cause che sa già di perdere.

Però il bambino perde l’anno.
Guardi, i tribunali sono abbastanza veloci: più che altro, se non ci fossero le associazioni, le famiglie rimarrebbero indifese davanti all’idea di ricorrere. Pensi soltanto all’idea dello Stato che resiste contro i diritti di un bambino con disabilità: è un fatto negativo anche dal punto di
vista emozionale.

Come Davide contro Golia.
Lei vedrebbe, nelle carte delle cause, il nome del ministro che resiste contro il nome del bambino con una disabilità grave. Ripeto: mi sembra un fatto davvero disumano.

Potrebbe essere richiamato il Ministero al rispetto della disabilità?
Non è semplice, ogni atto fa storia a sé: tante situazioni sono soddisfatte, altre no. Quest’anno l’inizio di contenzioso – all’inizio erano solo pochi coraggiosi che hanno aperto una strada – sta diventando un fiume. Grazie a Dio, vedo una presa di coscienza maggiore che provocherà un boom dei ricorsi: davanti ad un’ingiustizia si reagisce.

Alcuni dicono che, nell’attribuzione del sostegno, la Direzione stia forse privilegiando chi l’anno scorso ha vinto il ricorso. Se fosse davvero così, le parrebbe corretto?
Se fosse così, sarebbe illegittimo. La prima volta che la Direzione regionale ha cercato di tappare il buco con questi sistemi è stata bacchettata in modo violento: il diritto al sostegno non si riconosce negandolo ad un altro soggetto, ma aumentando l’organico. Se qualche dirigente fa così, rischia in proprio: sarebbe un atto che rasenta il penale. L’obbligo del dirigente è ottenere personale e ore aggiuntive: le sentenze dicono che la protezione di un diritto legittimo non può essere subordinata ad un problema di bilancio. Lo dicono i tribunali.

C’è un problema di debolezza della direzione regionale nei confronti del ministero?
C’è sicuramente nel meccanismo gerarchico, sono organismi periferici dello Stato. Le certificazioni di medici di base e neuropsichiatri sembrano contare molto poco: eppure sono loro che seguono più da vicino i bambini. Serve maggiore integrazione tra i servizi, ognuno deve rispettare l’altra istituzione: se qualcuno ha dubbi sulle certificazioni, può e deve attivare gli strumenti disponibili per le verifiche.

Sembrano esserci anche problemi sull’assistenza educativa, rifinanziata grazie alla Regione. Ho saputo, forse ci vogliono più risorse. Ma gli enti locali non sbagliano pensando di tagliare la propria spesa storica, togliendo i propri fondi. Qualcuno pensava di assegnare a tutti i bambini lo stesso numero di ore: sarebbe un errore clamoroso. La giustizia è assegnare a ciascuno il giusto, non a tutti la stessa cosa. Spero non si ripetano casi di questo genere: anche su questo c’è una sentenza del Tar.

Tagli al sostegno, interpretazioni fantasiose, richieste di certificazioni in eccesso: faccia un appello alla Direzione regionale.
Ha uno strumento preciso: dia le cattedre in deroga e recuperi in fretta la situazione dovuta ai buchi. L’appello è ad attivarsi subito per risolvere il problema. Se le persone con disabilità non frequentano la scuola, aumenta la spesa per il sociale. Se si rafforza la scuola, si risparmia su altri settori. Ma per capirlo basterebbe il rispetto dei diritti umani.

Sergio Nuvoli

30 settembre 2012


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